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Giorgia von Niederhäusern

Redattrice, giornalista * Editor, journalist

Svizzera * Switzerland

Giorgia von Niederhäusern

Redattrice del settimanale "Cooperazione" e collaboratrice
del "Corriere del Ticino".

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A Swiss Italian-speaking editor working at the weekly magazine "Cooperazione" who also writes for "Corriere del Ticino".

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Se i musulmani moderati fanno sentire la propria voce

Cronaca dell'incontro internazionale della comunità Ahmadiyya tenutosi a Londra. LONDRA - Islam: se ne parla tanto, e soprattutto male. Non che ci sia da stupirsene. Le notizie che ci giungono dal Medio Oriente di guerrieri esaltati che compiono atti disumani nel nome della loro religione non possono che fare paura. La regolarità con cui tali notizie arrivano alle nostre latitudini fanno pensare ad una epidemia pronta ad espandersi e quindi potenzialmente pericolosa anche per la Svizzera. La paura dell'islamismo radicale c'è. Eccome. E nel nostro Paese sembra essere fondata, visti i casi riportati negli ultimi mesi di jihadisti partiti dalla Svizzera (a giugno Berna parlava di una quarantina di persone, il doppio rispetto al 2013) soprattutto per andare a combattere a fianco dell'ISIS in Siria. In Occidente, Svizzera inclusa, la paura dei musulmani integralisti si è dunque tramutata in un'angoscia generalizzata nei confronti dell'Islam. Il risultato è una vera caccia alle streghe: una barba incolta, un velo sul capo di una donna, una frase detta in arabo per strada diventano segnali di possibile pericolo per l'occidentale in quanto dietro ad essi si può nascondere un terrorista pronto a sgozzare giornalisti su YouTube. A causa della sua natura eterogenea, conoscere a fondo l'Islam è tutt'altro che semplice. I diversi modi di vivere «l'abbandono di sé alla volontà divina» (questa la traduzione del termine «Islam» in italiano) sono tanti quanti gli individui che lo scelgono. Viaggio in Inghilterra Un giorno prima dell'annuncio del primo ministro David Cameron riguardo l'intensificazione dei controlli per sradicare la corrente jihadista in Gran Bretagna e della maggiore esposizione del Regno Unito ad attacchi terroristici, il CdT è volato in Inghilterra accettando l'invito da parte del nucleo svizzero della comunità musulmana più in espansione al mondo, quella degli Ahmadi, a partecipare alla 48.Jalsa Salana, incontro religioso annuale internazionale nell'ambito del quale i fedeli di tutto il globo possono mettersi in contatto con gli esponenti massimi della propria comunità, incluso il loro leader spirituale, il quinto califfo Hazrat Mirza Masroor, in esilio a Londra. Parliamo della paura dell’Islam nel mondo occidentale e quindi anche in Svizzera… Nabeel Ahmed, imam della comunità Ahmadi turgoviese: «Indubbiamente c’è. Ci dispiace però quando viene fatto di ogni erba un fascio. Bisogna prima di tutto capire che una cosa è l’Islam, che per il nostro modo di viverlo non è aggressivo ma pacifista, e un’altra cosa sono i musulmani, ognuno con la propria interpretazione religiosa. Per questo l’Islam ha così tante frazioni interne. Alcuni compiono atti criminali nel nome della religione, ma è una scusa per accaparrarsi potere a livello politico ed economico. Imullah infuocano la folla analfabeta più facile da convincere, trasformando alcuni in assassini nel nome di Allah. Dio non è questo, i mullah leggono solo quei passaggi del Corano che fa più comodo a loro tralasciandone il contesto. Il profeta Maometto, nella nostra interpretazione delle sacre scritture, predicava amore e ammoniva la violenza. Parlava di una “jihad” (la cui traduzione è “esercizio del massimo sforzo”, n.d.r.) che non è quella fatta con la spada. Noi crediamo che la vera “jihad” sia quella interiore, lo sforzo di essere fondamentalmente delle brave persone. Il nostro Dio ci ha mandato un messaggio d’amore. L’“abbandono di sé alla volontà divina” è proprio l’esercizio della tolleranza per tutti. L’Islam, nel suo vero e originale significato, vuol dire “pace”». Il silenzio della maggioranza Dando uno sguardo alle statistiche, i membri dell’ISIS (per citare uno dei gruppi più potenti momentaneamente), secondo l’ultima stima della CIA, sono tra i 20 e i 31 mila. Il censimento fatto in Inghilterra e Galles nel 2011 parla di 2,7 milioni di persone appartenenti alla comunità islamica. L’Ufficio federale di statistica ci dice che nel 2012 sono stati registrati 326.454 musulmani in territorio elvetico. Se pensiamo ai 40 casi svizzeri e i 500 britannici (citati in agosto dal «Daily Mirror») del 2014 in cui persone sono partite per andare acombattere in gruppi terroristici, rimane ad ogni modo chiaro che la stragrande maggioranza non dovrebbe avere a che fare con l’islamismo radicale. Lo stesso imam e capo del Centro educativo musulmano di Oxford, Taj Hargey, ha lanciato sul «Daily Mirror» un appello agli islamici moderati inglesi, chiedendo loro di condannare in modo più evidente chi uccide in nome dell’Islam, di scendere per la strada e protestare come quando l’hanno fatto in 200.000 contro Israele ad inizio agosto. Effettivamente, dove è il messaggio dei moderati? Cosa fate voi per contrastare questo nemico? AbdulAmierHashom,musulmanosciita di origini irachene, rappresentante della fondazione Al-Hakim (organizzazione che si occupa di promuovere dialogo intellettuale, religioso e culturale e che è collaboratrice ufficiale dell’ONU): «Il problemadeimilioni dimusulmanimoderati nel mondoè che non vanno d’accordo tra di loro per ragioni legate al loro modo di vivere la religione. Questo impedisce loro di creare una forza unita. C’è solo da sperare che la gente si accorga che gli integralisti non portano a nulla di buono e che la smetta di conceder loro potere». Wasay Bhatti, portavoce della moschea Mahmud e membro della comunità Ahmadiyya svizzera: «A Zurigo abbiamo lanciato due campagne. L’ultima, con dei cartelloni a marzo di quest’anno, costati 20.000 franchi e sponsorizzati dalla comunità, che sono stati esposti in tutta la città con il nostro motto: “Amore per tutti, odio per nessuno”. Lo scopo era proprio quello di lanciare un messaggio positivo alla popolazione elvetica e sconfiggere l’idea che l’Islam sia sinonimo di odio e intolleranza. Lo scorso novembre abbiamo anche avvolto il nostro minareto in una bandiera della pace». In effetti siete una delle poche, e dopo la votazione del 29 novembre 2009 anche uniche moschee, in Svizzera, ad avere un minareto. Cosa ha cambiato per voi da allora? NabeelAhmed: «Il nostro minareto è stato inaugurato nel 1963, in presenza della Città di Zurigo e con un vincitore del Nobel nonché membro dell’ONU come ospite, parecchio prima degli attachi dell’undici settembre e dellapaura della gente. Ci fa male che sia vietato segnalare le nostre moschee da lontano – cosa che fanno giustamente anche le chiese cristiane – per far riconoscere ai nostri fedeli i loro luoghi di preghiera. Per noi la votazione va a colpire la libertà di religione che teoricamente vige in Svizzera». Il capo del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi a luglio ha dichiarato di voler concretizzare il divieto di burqa plebiscitato dal popolo ticinese il 22 settembre 2013, inmododa farlo entrare in vigore per il2015… Wasay Bhatti: «Abbiamo discusso parecchio del risultato della votazione ticinese. Secondo la nostra filosofia nessun è obbligatoaportare il velo, tantomenoquello integrale. Ma dire a qualcuno che non può indossare qualcosa è intervenire illecitamente nelle scelte private diunindividuo». Abdul Amier Hashom: «Sono musulmano e contrario al burqa, soprattutto se fatto portare alle bambine. Dal momento che non è imposto, penso che gli adulti possanoportare ciò chemeglio credono». Elodie Tranchez, lei è francese, non appartenente ad una comunitàmusulmana, e docente di diritti umani alla Webster University di Ginevra. Cosa è successo in Francia dopo il divieto del burqa? Parlando di diritti umani, la votazione va a scapito o a favore di essi? «È una domanda davvero complessa. Da un punto di vista giuridico non posso che concordare con la Corte europea dei diritti dell’uomo che ha dato il via libera al divieto in Francia. È la nostra massima istituzione nel campo dei diritti umani e va rispettata in quanto tale. A dire il vero di questa legge tanto discussa non si vedono poi molti risultati in Francia: si ha l’impressione che le musulmane continuino a portarlo e le autorità non danno l’impressione di dare multe a tutte le donne con il velo integrale che girano nel Paese. Detto questo, compito del diritto ad ogni modo è regolarizzare la società secondo i suoi valori. In questo caso c’è un grosso conflitto di valore ed è la maggioranza a vincere». In generale, si discute molto sul ruolo della donna nell’Islam e della misoginia che caratterizza la cultura musulmana… Basheer-ul-Haq Khan, addetto stampa per il Governo inglese e membro della comunità Ahmadiyya: «Nella nostra religione la donna è spinta ad avere un’educazione e ha diritto a lavorare e a disporre del denaro che guadagna come preferisce. È l’uomo che ha l’obbligo di portare un salario a casa e di metterlo a disposizione della donna. Maometto stesso era sposato con una donna d’affari che era anche il suo datore di lavoro». E come la mettiamo con la poligamia? Nabeel Ahmed: «Nella nostra comunità in Svizzera c’è solo un uomo che ha due donne.Una vive inunaltro Paese, e non si sa se sia davvero sposato ad entrambe. Il profetaMaometto ha dato la possibilità di sposare 4 mogli per aiutare le anziane, le disabili e le vedove a trovare una famiglia. Se si avessero più mogli bisognerebbe saper dare a tutte le stesse attenzioni. Una moglie per la maggior parte di noi è già abbastanza (ride, ndr.)». In generale le leggi svizzere per la vostra comunità vanno poste al di sopra della sharia? Nabeel Ahmed: «Sì, certo. Bisogna adeguarsi alle leggi del Paese ospitante rispettandole». Recenti studi hanno segnalato quanto la figura dell’imamsi è rivelata essere centrale per l’integrazione dei musulmannella società. L’Università di Friburgoha intenzione di accogliere un «Centro svizzero per l’Islam e la società» per creareuna rete di contatto tra le associazioni, gli imam, gli assistenti sociali, i professori e lo Stato. Ci andrà lei, imam Amhed? Nabeel Ahmed: «Non ci andrò ma ne ho sentito parlare. Nella nostra comunità in Svizzera facciamo a grandi linee la stessa cosa. La nostra porta è aperta a tutti quelli che vogliono dialogare con noi». Avete mai avuto problemi con altre comunità islamiche in Svizzera? Nabeel Ahmed: «Come musulmani riformati non siamo sempre ben visti dagli altri gruppi. A Zurigo,adesempio, il sindaco Corinne Mauch invita regolarmente tutti gli imam della città per degli incontri. È già successo che altri imam si siano lamentati della nostra presenza». Quest’ultima risposta conferma di fatto come la comunità musulmana moderata non sia unita nemmeno nel nostro Paese, il che non aiuta a mettere le basi per un’unione che potrebbe almeno tentare di combattere il radicalismo. D’altro canto appare chiaro che non tutti i musulmani vivono inuna cultura violenta. Tant’è vero che poco tempo fa il presidente della Federazione delle organizzazioni islamiche svizzere (FOIS), Hisham Maizar, ha dichiarato di condannare tutti gli atti terroristici distanziandosene inequivocabilmente, «poiché – anche lui afferma – non coincidono con i dettami dell’Islam». Gli Ahmadi sono attivi anche a livello diplomatico: i leader dellacomunità nei vari Paesi cercano contatto con le potenze mondiali. Lo stesso califfo scrive regolarmente lettere ai capi di Stato per lanciare un messaggio di pace: da Angela Merkel a Mahmoud Ahmadinejad a David Cameron, sono diversi i leader mondiali che sono stati contattati dagli Ahmadi. Sharif Odeh, capo della comunità Ahmadiyya israeliana, che ha incontrato il presidente Obama durante una sua visita in Terra Santa nelmarzo2013, ci dice: «Cerchiamo di cambiare le cose e di farlo tramite un appello alla pace».
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About

Giorgia von Niederhäusern

ESPERIENZE REDAZIONALI

Dal 2015: redattrice di "Cooperazione".
Collaboratrice del "Corriere del Ticino".

2014-15: redattrice web del "Corriere del Ticino" e collaboratrice del giornale cartaceo.
Collegamenti in diretta su Radio 3i (durante il programma “Clacson“) per riportare le notizie più cliccate del giorno.

2012-14: collaborazioni con diverse testate svizzere e straniere:

-"LiberaTV" (www.liberatv.ch)
-"MyGloss" (www.mygloss.ch)
-"Hey Claude!" (heyclaude.ch)
-"Eco Fashion World" (www.ecofashionworld.com)

2009-15: gestione di "GvN Styleblog"
(www.gvn-styleblog.blogspot.com)

ESPERIENZE NELL'AMBITO DEI SOCIAL MEDIA

2009-15: "GvN Styleblog"
(www.gvn-styleblog.blogspot.com)

STUDI

2011: Lic.phil., letteratura e linguistica inglese e italiana, Università di Zurigo.

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WRITING and JOURNALISM EXPERIENCES

Since 2015: editor at "Cooperazione".
Regular collaborations with "Corriere del Ticino".

2014-15: editor at "Corriere del Ticino", online editorial office (www.cdt.ch) and printed paper.
Short live reports on Radio 3i ("Clacson") on the most clicked news of the day.

2012-14: blogger and writer for different Swiss
and international online magazines and blogs:

-"LiberaTV" (www.liberatv.ch)
-"MyGloss" (www.mygloss.ch)
-"Hey Claude!" (heyclaude.ch)
-"Eco Fashion World" (www.ecofashionworld.com)

2009-15: "GvN Styleblog"
(www.gvn-styleblog.blogspot.com)

SOCIAL MEDIA EXPERIENCES

2015-: Cooperazione
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https://www.facebook.com/cooperazione.su.fbk

2012-2014: Sal y Limon
(https://www.facebook.com/SYL.Sal.y.Limon)

2009-15: GvN Styleblog
(www.facebook.com/pages/GVN-Styleblog)

STUDIES

2011: Lic. phil (Master of Arts), English and Italian Literature and Linguistics, University of Zurich, Switzerland.

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Skills

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